Le 10 cose da sapere sull’economia circolare

 

La definizione di economia circolare ha fatto la sua comparsa sulla scena internazionale al World Economic Forum di Davos nel 2014, conquistando l’attenzione di una platea gremita di politici, imprenditori e giornalisti. Nel 2015 è diventata la chiave scelta dalla Commissione Europea guidata da Junker per pensare e attuare il rilancio dell’economia del vecchio continente. Ma, nonostante se ne parli tanto, non sempre è chiaro cosa queste due parole possono fare per l’economia mondiale.

 

 

A questo tema sono stati dedicati articoli e libri come Che cosa è l’economia circolare”  (Edizioni Ambiente) in cui si ricostruiscono l’evoluzione e gli sviluppi di quella circular economy (altro nome usato per indicare l’economia circolare) che ha inglobato anche la bioeconomia, la sharing economy il remanufactoring, la biomimesi e la gestione avanzata dei rifiuti.

 

IPPR dedica la sua attività a promuovere anche diverse fasi dell’economia circolare, come la formazione del personale della Pubblica Amministrazione, che ha a che fare con prodotti e interlocutori dell’economia circolare. Questa missione viene supportata da Punto3 s.r.l., società di formazione creatrice del progetto di formazione gratuita “400OreGPP“.

 

Ecco 10 cose da sapere sull’economia circolare per comprendere la giusta direzione da seguire per chi vuole far parte del cambiamento e partecipare ai grandi profitti che possono derivarne.

 

Cos’è l’economia circolare

Nel suo documento Pacchetto sull’economia circolare: domande e risposte , la Commissione Europea dichiara “Non possiamo costruire il nostro futuro su un modello usa-e-getta”. Il modello lineare di crescita economica si è rivelato insostenibile in un mondo globalizzato. Ecco perché si parla di economia circolare, un sistema in cui “il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse mantenute nell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore”. Si tratta quindi di un’economia nella quale la crescita è dissociata dall’impiego di risorse esauribili. È un sistema progettato per autorigenerarsi: i materiali di origine biologica devono rientrare nella biosfera, mentre i materiali di origine tecnica sono pensati per circolare all’interno del flusso, senza perdere qualità.

 

Come cambia il mondo del lavoro con l’economia circolare

Secondo la Commissione Europea la prevenzione dei rifiuti, la progettazione ecocompatibile, il riutilizzo e misure analoghe possono generare risparmi netti per le imprese europee pari a 600 miliardi di euro, ossia l’8% del fatturato annuo. Ciò diventa possibile se in primo luogo si migliora la progettazione, in modo da facilitare il riciclaggio. Poi è importante fabbricare prodotti più facile da riparare e che durino di più, in modo da salvaguardare risorse preziose.

 

Cosa fa l’UE per l’economia circolare

Per far sì che il mercato segua queste indicazioni, l’UE ha previsto degli incentivi che vanno a:

– sostenere la riparabilità, la durabilità e la riciclabilità mediante le specifiche di prodotto

– preparare un programma di test indipendenti per identificare i problemi connessi alla potenziale obsolescenza programmata

– proporre requisiti per la semplificazione dello smontaggio, riutilizzo e riciclaggio degli schermi elettronici

– proporre di differenziare i contributi finanziari versati dai produttori in un regime di responsabilità estesa del produttore basato sui costi di fine vita dei prodotti: questo incentiverà a progettare prodotti riciclabili e riutilizzabili

– prevedere più disponibilità di informazioni su riparabilità e disponibilità di pezzi di ricambio

– proporre ricompense per la promozione di attività di preparazione per il riutilizzo nella proposta rivista sui rifiuti

– lavorare per migliorare le garanzie sui prodotti e combattere le false etichette verdi

 

Appalti verdi

Alla luce della recente entrata in vigore del Collegato Ambientale, qualsiasi Ente Pubblico che rediga una gara d’appalto o che utilizzi le Convenzioni, gli accordi quadro e il Mercato Elettronico della P.A. (MePA) della Consip non può più esimersi dal conoscere e applicare le prescrizioni operative previste dal PAN GPP. È per questo che diventa fondamentale diffondere informazione sui manufatti in plastica riciclata in conformità ai CAM (Criteri Minimi Ambientali) per la raccolta rifiuti e per l’arredo urbano. Una certificazione come Plastica Seconda Vita dà la certezza a chi compra di aver scelto un prodotto che rimette in circolo quello che in tempi passati avremmo definito solo un “rifiuto”.

 

Impronta ecologica

Si tratta di un indicatore che misura la porzione di terra e di mare necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana. Serve a stimare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della terra di rigenerarle. Usare al meglio le risorse e produrre meno rifiuti può dar vita a nuove forme di business e innovazione. Per questo nel documento dedicato dall’UE all’economia circolare sono previsti orientamenti sulle migliori prassi per la gestione dei rifiuti e il recupero di materie prime.

 

Riparabilità

Insieme al riuso, la riparabilità sostituisce l’ingranaggio fondativo del “prendere, produrre, buttare” alla base dell’economia lineare. La Commissione Europea promuove i prodotti più riparabili. Per questo si incentiva una progettazione ecocompatibile e la diffusione di informazioni chiare sulla riparazione di un oggetto. Inoltre si sta cercando di fare test indipendenti sulla cosidetta obsolescenza programmata.

 

Sharing

Questa parola inglese indica la possibilità di condividere un bene o un servizio. Basti pensare che un’auto resta ferma per il 92% della sua vita, per capire come l’esclusività d’uso sia ormai fuori dal tempo. Con il car sharing la produttività delle risorse utilizzate per costruire l’auto aumenta considerevolmente.

 

Rifiuti

Se non è possibile il riciclo o evitare di produrne, è necessario recuperare il contenuto energetico preferibile all’abbandono in discarica. La termovalorizzazione viene ammessa dall’UE, dato che contribuisce a creare sinergie con le politiche unionali in materia di energia e clima, seguendo però i principi della gerarchia dei rifiuti stabilita dall’UE.

 

Plastica

Il passaggio da un’economia lineare a un’economia circolare passa anche dalla plastica. Attualmente l’uso è in crescita, ma il riciclaggio non sta al passo (nonostante l’Italia abbia segnato un picco di eccellenza nel riciclo proprio nel 2015). Ecco perché l’innovazione è fondamentale in questo settore: può incrementarne il riciclaggio, può aiutare a combattere lo spreco del cibo e i consumi di combustibili fossili, rendendo ad esempio più leggeri i veicoli.

 

Rifiuti alimentari

Ogni anno 100 tonnellate di cibo all’anno vengono sprecate in Europa. Oltre all’impatto economico e ambientale, bisogna tenere in considerazione quello sociale. Per questo pensare in termini di economia circolare significa anche ridurre le perdite alimentari lungo le catene di approvvigionamento e produzione, migliorare la conservazione dei cibi sugli scaffali grazie a un packaging intelligente e monitorare gli sprechi.

 

Le proposte dell’Unione Europea riguardano l’intero ciclo di vita economico: dalla produzione e il consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato per le materie prime secondarie. La transizione verso le pratiche dell’economia lineare verso quelle dell’economia circolare sarà finanziata dai fondi SIE, da 650 milioni di euro provenienti dal progetto “Orizzonte 2020” (il programma di finanziamento dell’UE per la ricerca e l’innovazione) e da 5,5 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali per la gestione dei rifiuti, e mediante investimenti nelle economie circolari nazionali.